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Beneficenza e adozione a distanza: come aiutare i bambini sordociechi

4' di lettura 26/11/2015 - Nessuno di noi può lontanamente immaginare cosa sia vivere una vita che non contempli la vista e l'udito: le persone che soffrono di questa patologia vivono in una continua condizione d'isolamento, hanno enormi difficoltà a rapportarsi con gli altri e tendono a chiudersi in loro stessi.

A maggior ragione i bambini, che si trovano ad affrontare in queste condizioni un'età chiave per i rapporti umani e per l'inserimento nel mondo. Per questo motivo, è importante dare il proprio contributo alle associazioni che si occupano dei sordociechi di tutte le età: la prima cosa da fare è rivolgersi ad associazioni onlus come la Lega del Filo d'Oro e donare il proprio 5 per mille, oppure fare delle donazioni regolari con le quali è possibile supportare un programma di adozione a distanza di bambini bisognosi. Un gesto che risulterà di importanza vitale per molte persone.

Il metodo Malossi e la dattilologia

La comunicazione è fondamentale per tutti noi, figurarsi per chi non ha la possibilità di sfruttare tutti i sensi a disposizione. Per evitare che i bambini sordociechi si sentano isolati dal mondo, è importantissimo imparare a comunicare con loro, utilizzando dei canali e dei linguaggi a loro familiari. Uno dei più efficaci è il metodo Malossi: questa tecnica prevede di utilizzare le mani come se fossero macchine da scrivere. Il palmo della mano diventa un vero e proprio alfabeto tattile, con zone che se sfiorate comunicano al bambino una lettera dell'alfabeto, consentendogli di formare parole e frasi. Ma il palmo della mano può essere utilizzato anche come foglio, all'interno del quale disegnare le lettere con le dita: questo metodo viene indicato col nome di dattilologia. Purtroppo, tali metodi sono applicabili solo con chi ha già imparato a leggere e a scrivere.

Comunicazione gestuale, comportamentale e oggettuale

Si tratta di forme di comunicazione più naturali, in quanto basate sulle espressioni facciali e del corpo: la LIS (Lingua Italiana dei Segni), però, non è applicabile con i bambini ciechi. Per questo motivo, esiste un linguaggio chiamato LIS tattile che cerca di riprodurre questa naturalezza comunicativa attraverso le mani. Ad ogni tipo di contatto corrisponde un messaggio ma, anche in questo caso, è necessario che il bambino conosca almeno i rudimenti di questo linguaggio: ed è per questo che la LIS tattile è efficace soprattutto con chi è nato sordo, e solo successivamente è diventato cieco.

La comunicazione comportamentale, invece, è un linguaggio che permette ai bambini sordociechi di comunicare attraverso gesti ed espressioni spontanee acquisite sin dall'infanzia. Questo, però, implica che dall'altro lato vi sia una persona particolarmente abituata a questi gesti, in quanto variano da bambino a bambino. Un'altra forma di comunicazione molto utile è quella oggettuale: il bambino comunica toccando oggetti che sono legati a particolari messaggi o bisogni, come il piatto o il bicchiere. Per i bambini che invece conservano un residuo della vista, può risultare particolarmente efficiente la comunicazione tramite disegni.

Tadoma e Braille

Esistono altri metodi per comunicare con i bambini sordociechi, anche se si tratta di soluzioni più complesse che necessitano lo studio di un codice. Pur essendo molto lontani dalla naturalezza dei gesti, i codici come il Tadoma ed il Braille possono risultare davvero efficaci e gratificanti. Il Tadoma riguarda il viso: il bambino comprende i vocaboli poggiando i pollici sulle labbra ed i palmi sulle guance. In questo modo, è in grado di tradurre i suoni che non sente in sillabe che hanno un significato compiuto. Alcuni bambini, imparando questo metodo, riescono addirittura a parlare: ci vuole tantissima applicazione, ma è un metodo che davvero può rappresentare una svolta nella comunicazione con i bambini sordociechi. Poi c'è il Braille, che non necessita di presentazioni: il metodo consente ai bambini di scrivere e di leggere attraverso i puntini in rilievo, che corrispondono alle lettere. Si tratta del metodo più famoso ed efficace. Questi linguaggi, insieme alle donazioni, sono fondamentali per aiutare i bambini che soffrono di questa patologia, e per non abbandonarli.






Questo è un articolo pubblicato il 26-11-2015 alle 17:39 sul giornale del 27 novembre 2015 - 1072 letture

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